Metodo Vannoni: tra scienza e stregoneria

manifestante pro stamina-Metodo  vannoniStàmina si, Stàmina no.

Scegliere sembra impossibile e la terribile storia ormai va avanti da tempo tra tribunali incoerenti, metodi mai sperimentati scientificamente e manifestazioni in piazza di famiglie disperate. Ma la settimana scorsa, il Comitato scientifico convocato da Lorenzin una decisione l’ha presa: niente metodo Stàmina. Bocciato il procedimento ideato da Davide Vannoni, pare sia privo di consistenza scientifica.

Il professor Vannoni, assieme al suo staff, dal 2009 porta avanti la Fondazione Stàmina che sfrutta cellule staminali mesenchimali (quelle prelevate dal midollo osseo, per intenderci) per le cosiddette malattie incurabili, spietate patologie neurodegenerative per le quali, al momento, non esiste una cura. Né pillole, né supposte, né gocce, né siringhe: niente di niente. I pazienti peggiorano di giorno in giorno, impotenti seppur combattivi. Unica prospettiva, la morte.

 Davide Vannoni non è un medico, bensì un professore di psicologia all’Università di Udine. Prima di essere un promotore del metodo Stàmina, è stato a sua volta un paziente: per un’infezione virale gli si è paralizzata metà faccia e da allora sono cominciate le visite da 600 euro per un quarto d’ora, i costosissimi viaggi della speranza, le operazioni da 25mila euro . Questo, almeno, è quello che racconta lui.

Nel 2007 riunisce vari ricercatori, prima a Torino e poi a San Marino. Cosa succede nei loro laboratori? In pratica si estraggono le cellule del midollo osseo dai pazienti, si manipolano in vitro in una determinata coltura in modo da trasformarle in cellule nervose, e si inoculano negli stessi pazienti.

pro STAMINA-vannoni

Ma è proprio qui che sta il problema: la scienza ci dice che le staminali

mesenchimali possono differenziarsi solo in cellule del tessuto osseo, cartilagineo, adiposo e connettivo. Tessuto nervoso no! Vannoni inoltre, opera al di fuori dei protocolli sperimentali previsti dalla legge.

Per queste ragioni, dal 2009, partono le indagini del procuratore Guariniello, che ipotizza associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla somministrazione di medicinali guasti, ma l’inchiesta, dopo quattro anni, non si è ancora conclusa.

Le terapie vengono così bloccate e alcuni giornali, come La Stampa e Il Corriere, riportano le denunce di pazienti che si sono sentiti ingannati e trattati male dai medici collaboratori di Vannoni e da Vannoni stesso. Molti affermano che il trapianto si è svolto in un centro estetico. Solo ossessione da scoop

Dal 2011 il metodo Stàmina viene praticato come cura compassionevole negli Spedali civili di Brescia grazie alla mediazione di Marino Andolina, un medico pediatra-immunologo che trascorre le ferie a fare volontariato in zone di guerra. Anche lui ha provato su di sé le staminali per curare una malattia cronica: dopo 20 giorni è guarito, “ringiovanito” dice lui.

Tante persone vengono trattate con questa metodica fino a maggio 2012, quando, in seguito a un’ispezione, i NAS e l’AIFA rilevano scarsa igiene, scarsa sicurezza, scarsa documentazione prescritta dalla legge. Strano però che il laboratorio non sia stato serrato e continui a funzionare per altre terapie. Così, pazienti che avevano già cominciato una terapia (alcuni avevano già visto i primi miglioramenti), devono interromperla improvvisamente. L’ospedale fa ricorso al Tar, i pazienti invece ricorrono ai giudici del lavoro che quasi sempre hanno consentito di andare avanti col metodo Vannoni.

stamina_manifestazione-638x425Quest’ anno una svolta: tramite il decreto Balduzzi, il governo decide di continuare le cure col metodo Stàmina per chi già le ha cominciate e avviare anche una sperimentazione di un anno e mezzo finanziata con 3 milioni di euro.

Non l’avesse mai fatto! Shinya Yamanaka (proprio lui che aveva vinto un Nobel manipolando cellule pluripotenti indotte) va su tutte le furie e dal Giappone ci fa sapere che non ci sarebbero sufficienti dati per ritenere che la terapia porti reali benefici.

Si scomoda anche Nature, la prestigiosissima rivista scientifica, secondo la quale il metodo Stamina non solo non esiste, ma si basa sull’appropriazione di dati e immagini già pubblicate tra il 2003 e il 2006 da un gruppo di ricerca russo.

Viene da chiedersi: quanti sono gli interessi personali e i fattori economici che ruotano attorno a questa storia? Gli scienziati che si esprimono contro magari hanno paura di perdere il prestigio? Magari sono lautamente finanziati da Big Pharma? E questo signor Vannoni che medico non è, è solo l’ennesimo avvoltoio che specula sulle disgrazie della gente? Una Vanna Marchi che alimenta false speranze per guadagnare una valanga di soldi?

Una prima risposta viene dal servizio di Giulio Golia delle Iene, in cui i pazienti raccontano che non si sono mai sentiti trattati come cavie, Vannoni non ha mai promesso niente e i miglioramenti, seppur piccoli, si sono visti subito. Effetto placebo?

Fatto sta che qui si parla di bambini con le ore contate, condannati a morte da malattie che non possono che peggiorare. La scelta non è tra le staminali e un’altra cura. Questa è una scelta tra la vita e la tomba

 

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