Riforme, sempre riforme, un pò di riforme…..?

riforme-vignetta-penelopeÈ la parola che sentiamo quotidianamente ad ogni intervista dai personaggio politici, ogni qualvolta si tocca il tasto dolente, o i problemi del paese, ecco spuntare inevitabile la richiesta imminente di riforme, cambiamenti, e svolte.

La memoria storica degli italiani è sempre labile, per questo necessitiamo di un ripassino.

 Estate 1986, il governo di Bettino Craxi dopo 1000 giorni di regno, il terzo più longevo della storia della Repubblica e il primo a guida socialista, è costretto alle dimissioni. Fra i motivi della caduta  nei vari proclami, il potentissimo segretario dell’allora Psi, parla di “stagnante ingovernabilità politica del paese - e della necessità di - apportare una serie di cambiamenti istituzionali…”

Nei dibattiti e negli approfondimenti sui media, che seguirono – allora si facevano – vennero individuati una serie di modifiche semplici e del tutto fattibili, per un rilancio dell’azione politica e una più incisiva azione dell’esecutivo:

-         I lunghissimi tempi degli iter legislativi mal si conciliano con i rapidi cambiamenti sociali, occorre intervenire con il contingentamento dei tempi o con il superamento del bicameralismo perfetto.

-         Il voto segreto e l’annoso fenomeno dei franchi tiratori mette a rischio qualsiasi maggioranza anche la più solida, ed in pericolo l’approvazione di qualsiasi provvedimento di rilievo. La stessa tenuta dei governi ogni qualvolta si accingono a porre l’azione di fiducia diventa un’incognita. Occorre superare l’impasse modificando il regolamento delle camere in favore del voto palese.senato deserto-riforme

-         Necessità di istituire una corsia preferenziale per l’approvazione dei dl governativi per scongiurare l’estenuante fenomeno della reiterazione dei decreti legge.

-         Revisione costituzionale: l’eccessiva rigidità della nostra carta ha reso vano finora qualsiasi tentativo di modifica, anche quelli di importanza marginale. Si vuole conferire una maggiore possibilità di intervento per quelle parti ritenute non di primaria importanza.

-         Legge elettorale: è necessario varare una modifica cost. tale da rendere le leggi elettorali stabili permanentemente e definitivamente, onde evitare i continui adattamenti su misura all’approssimarsi di ogni tornata elettorale.

-         Istituzione del bicameralismo imperfetto o di una differenziazione di funzioni tra le due Camere per evitare il ripetersi delle approvazioni e il triste fenomeno delle “navette parlamentari” ossia del rimbalzo tra le due camere dei ddl.

-         Rafforzamento dei poteri dell’esecutivo, rivedendone le prerogative della presidenza del consiglio e dei vari ministeri, potenziamento della potestà regolamentare al governo specie nell’emanazione di atti diretti per la PP.AA. e sottraendole al parlamento le tante incombenze di scarso rilievo.

-         Riordino delle autonomie locali attraverso lo sviluppo e l’accorpamento dei comuni e lo sviluppo di microenti.

A distanza di trenta anni, fatto salvo per il problema dei franchi tiratori, sparito con l’approvazione del voto palese nelle votazioni deliberanti, nulla dei punti evidenziati è stato approvato, alcuni temi addirittura mai esaminati.

Non che queste appena elencate fossero tutte leggi giuste o condivisibili, sono solo il simbolo di una noncuranza prolungata e indecente.

tavola rotonda riforme

La situazione politica è rimasta pressoché identica, ancora in balia a quell’immobilismo che sta facendo lentamente regredire il paese.

Dicono che le strade dell’inferno siano lastricate di tantissime ed innumerevoli buone intenzioni…

Riforme, riforme, riforme …

 

È la parola che sentiamo quotidianamente ad ogni intervista dai personaggio politici, ogni qualvolta si tocca il tasto dolente, o i problemi del paese, ecco spuntare inevitabile la richiesta imminente di riforme, cambiamenti, e svolte.

 

Estate 1986, il governo di Bettino Craxi dopo 1000 giorni di regno, il terzo più longevo della storia della Repubblica e il primo a guida socialista, è costretto alle dimissioni. Fra i motivi della caduta  nei vari proclami, il potentissimo segretario dell’allora Psi, parla di “stagnante ingovernabilità politica del paese … e della necessità di apportare una serie di cambiamenti istituzionali…”

Nei dibattiti e negli approfondimenti sui media, che seguirono – allora si facevano – vennero individuati una serie di modifiche semplici e del tutto fattibili, per un rilancio dell’azione politica e una più incisiva azione dell’esecutivo.

-         I lunghissimi tempi degli iter legislativi mal si conciliano con i rapidi cambiamenti sociali, occorre intervenire con il contingentamento dei tempi o con il superamento del bicameralismo perfetto.

-         Il voto segreto e l’annoso fenomeno dei franchi tiratori mette a rischio qualsiasi maggioranza anche la più solida, ed in pericolo l’approvazione di qualsiasi provvedimento di rilievo. La stessa tenuta dei governi ogni qualvolta si accingono a porre l’azione di fiducia diventa un’incognita. Occorre superare l’impasse modificando il regolamento delle camere in favore del voto palese.

-         Necessità di istituire una corsia preferenziale per l’approvazione dei dl governativi per scongiurare l’estenuante fenomeno della reiterazione dei decreti legge.

-         Revisione costituzionale: l’eccessiva rigidità della nostra carta ha reso vano finora qualsiasi tentativo di modifica, anche quelli di importanza marginale. Si vuole conferire una maggiore possibilità di intervento per quelle parti ritenute non di primaria importanza.

-         Legge elettorale: è necessario varare una modifica cost. tale da rendere le leggi elettorali stabili permanentemente e definitivamente, onde evitare i continui adattamenti su misura all’approssimarsi di ogni tornata elettorale.

-         Istituzione del bicameralismo imperfetto o di una differenziazione di funzioni tra le due Camere per evitare il ripetersi delle approvazioni e il triste fenomeno delle “navette parlamentari” ossia del rimbalzo tra le due camere dei ddl.

-         Rafforzamento dei poteri dell’esecutivo, rivedendone le prerogative della presidenza del consiglio e dei vari ministeri, potenziamento della potestà regolamentare al governo specie nell’emanazione di atti diretti per la PP.AA. e sottraendole al parlamento le tante incombenze di scarso rilievo.

-         Riordino delle autonomie locali attraverso lo sviluppo e l’accorpamento dei comuni e lo sviluppo di microenti.

 

A distanza di trenta anni, fatto salvo per il problema dei franchi tiratori, sparito con l’approvazione del voto palese nelle votazioni deliberanti, nulla dei punti evidenziati è stato approvato, alcuni temi addirittura mai esaminati. La situazione politica è rimasta pressoché identica, ancora in balia a quell’immobilismo che sta facendo lentamente regredire il paese.

Dicono che le strade dell’inferno siano lastricate di tantissime ed innumerevoli buone intenzioni…          

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