Reputazione digitale: attenti a cosa condividete!

reputazione-on-line-social-mediaGoogle stima che più di 2 miliardi della popolazione mondiale faccia uso di Internet. I siti più navigati sono Google, Youtube, Facebook e Twitter. Facebook conta metà degli utenti, quindi più o meno un miliardo e i dati caricati ogni giorno su questa piattaforma sono equivalenti a 20,000 dischi blu-ray.

Se i dischi si mettessero in pila, sarebbero una montagna che cresce di 24 metri ogni giorno. Montagna in cui si trovano anche le nostre tracce. Nel profilo di ognuno ci sono pensieri, foto e contatti che rivelano qualcosa delle nostre abitudini e della nostra condotta. Anche se interveniamo su dei forum lasciamo traccia di noi. Provate a fare un esperimento: digitate il proprio nome su Google e vedete quali sono i risulati che escono fuori.

Tutto ciò può non interessarci affatto e pensare che non abbia nulla a che vedere con la nostra vita reale. Ma non è proprio così. Nel momento in cui ci mettiamo alla ricerca di un lavoro, inviamo il curriculum vitae all’azienda che ci interessa, magari accompagnata da una lettera di presentazione. Ma i recruiters dell’azienda spesso non si fermano a una lettura di documenti spesso formali.

Se fosse l’azienda a cercare il nostro nome sulla rete?

Ecco perchè sebbene possa essere recruiting-pianodivertente condividere con gli amici momenti ingloriosi, può essere anche rischioso. Cosa succederebbe se uscissero come risultati una serie di foto in cui siamo alticci alle feste, in situazioni un po’ compromettenti? Non è sicuramente un punto a nostro favore. Così come non lo sarebbe se facessimo commenti offensivi o poco eleganti in varie discussioni.

La nostra reputazione, il modo in cui ci presentiamo al mondo, passa inevitabilmente anche dalla rete. Il giudizio complessivo sulla base delle informazioni disponibili sul web di una persona si definisce reputazione digitale.

Già le aziende hanno preso misure in questo senso e nel loro organico interno hanno figure come i Reputation Manager o si rivolgono ad altre aziende o agenzie che si occupano di mantenere visibilità e affidabilità controllando i contenuti della rete. Il sito Adecco, in modo chiaro e divertente, spiega questo fenomeno e dà delle indicazioni su come essere un po’ più accorti per non avere spiacevoli conseguenze. Questo vale sia per chi cerca lavoro nelle aziende, ma anche e forse in misura ancora maggiore, per chi decide di intraprendere una carriera di libera professione.social-media-like-photo I possibili clienti, prima di rivolgersi a noi, saranno portati a fare ricerche per sapere a chi stanno per chiedere una prestazione.

Stiamo attenti ai contenuti che scegliamo di condividere pubblicamente.

Prima di mettere una foto su Facebook , condividerla e renderla pubblica,taggare o farsi taggare, caricare video su Youtube, scrivere commenti, occorre chiedersi: chi potrebbe vedere questi contenuti? Che conseguenze mi darebbero se potessi essere valutato anche attraverso di essi?

 

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