Reato di clandestinità vacilla dopo Lampedusa

immigrazioneSento intorno a me suoni discordanti, un concerto di “coincidenze” ci sta colpendo in questi ultimi giorni. Un’unica causa scatenante, purtroppo drammatica, la strage di clandestini al largo di Lampedusa. Ma una speranza arriva in queste ultime ore, con una notizia che strabilia e divide le coscienze: la Commissione di Giustizia del Senato ha approvato un emendamento, su proposta dei senatori pentastellati Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi, che elimina il reato di clandestinità. 

In alto i cuori. Scambiamoci un segno di pace.

Analizziamo più a fondo. Partiamo dalle “coincidenze”. Anzi dalla tragedia. All’alba del 3 Ottobre un barcone con circa 500 clandestini prende fuoco e affonda a mezzo miglio della spiaggia dei Conigli. E già il “circa” dovrebbe far tremare i polsi di chi scrive e chi legge. Più del 500, forse. Ma abbiamo polsi addestrati a tremiti a comando mediatico, ormai ed ahimè.

Le immagini dei corpi in fila sulla banchina del porto scorrono stanche sui teleschermi, mentre Alfano s’indigna e si commuove e, con fermezza, sprona l’Europa a sentirsi parte di quel “noi” sul quale sono state costruite molte campagne elettorali e Barroso risponde sollecito, partecipa solidarietà e promette impegno. Il ministro dell’Integrazione Kyenge, anch’essa commossa, dichiara che è ora di cambiare la Bossi-Fini.

E si aprono le danze.

Basta leggere i post che s’inseguono sulle bacheche dei social network: chi da una parte s’inalbera per il troppo – falso – buonismo e prevede nefaste invasioni, che fan tornare in mente le cavallette di Giuseppe, di stranieri brutti e sporchi e con la clava e l’anello al naso; e chi, dall’altra, s’indigna ed invoca la vergogna, la coscienza e ricorda gli esodi degli italiani con gli spaghetti in tasca, migranti in paesi stranieri in cerca di fortuna.Un-bambino-clandestino-sbarcato_h_partb

Del popolo del web fanno ormai parte i politici che, anziché esprimere soluzioni, si scagliano l’uno contro l’altro, si insultano e si rinfacciano cose dette nel passato, per dimostrare l’ovvia incoerenza dell’avversario e viceversa.

Poi arriva il Presidente Napolitano, il quale dichiara che sono urgenti “politiche specificamente rivolte al fenomeno dei profughi e richiedenti asilo non regolate da alcuna legge italiana”, appello subito raccolto dal Presidente del Senato Grasso, il quale, a sua volta, invoca un “temperamento della Bossi-Fini”.

Ed eccoci arrivati alla questione cruciale.

La clandestinità non sarà più un reato, perseguibile penalmente, ma solo un illecito amministrativo, e ”rimangono in piedi tutti i procedimenti per l’espulsione e tutte le altre fattispecie di reato collegati, compresi dalla Bossi-Fini” sottolineano i Senatori cinque stelle che hanno proposto l’emendamento. È fatta. Italiani brava gente.

Così sarà, però, se la proposta di legge otterrà l’approvazione anche dell’aula di Palazzo Madama, prima, e quella della Camera, poi.

Non potremo più mettere in carcere – in carcere? – gli immigrati che soggiornano sul nostro suolo senza permesso regolare, ma li dovremo accompagnare sempre al confine – confine? – e rispedirli a casa loro.

Non mi si fraintenda. Non che  sia una cattiva notizia, questa. Ma a me sembra ben poca cosa rispetto a quello che si dovrebbe fare: ovvero delle sane e reali politiche di integrazione sociale in quest’ottica di allargamento dei confini mondiali. Perchè diciamolo, noi siamo, spesso, solo una tappa necessaria per raggiungere altri paese d’Europa, che sono gli stessi che definiscono la clandestinità “un problema tutto italiano”

Ma non sarà certo questo emendamento che impedirà a “circa” 500 persone d’imbarcarsi su uno zatterone fatiscente per scappare da una realtà che non sopportano più, sia essa frutto di guerre civili devastanti sia semplicemente perché inseguono il sogno di una vita migliore. Perché se c’è qualcosa di certo è che questa gente ha qualcosa da cui scappare. Tutti e circa 500.

E finché i nostri politici e parte dell’opinione pubblica non si accorgeranno della superficialità e egoismo delle loro convinzioni, altro non ci resterà che toglierci il maglione per donarlo ad un povero clandestino, nero, brutto, sporco; alla faccia della grande democrazia occidentale

mai piùreato  clandestinità

Questo ci resta: la nostra capacità di commuoverci.

E d’indignarci.

Con le nostre coscienze scordate.

 

 

 

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