Qui Salerno: Chi fermerà gli Ultras?

Salerno, Domenica 10 Novembre 2013: va in scena l’attesissimo incontro di Lega Pro fra Salernitana e Nocerina, tuttavia  ai tifosi ospiti viene negata, per motivi di ordine pubblico, la possibilità di recarsi allo stadio per assistere alla partita: gli ultras allora, fanno irruzione nell’albergo della propria squadra ed “invitano” i giocatori a non scendere in campo in segno di protestaintimidendoli con minacce di morte. Questi ultimi, dopo le inutili rassicurazioni del questore, inizino comunque la partita, ma già dopo cinquanta secondi l’allenatore effettua tutte e tre le sostituzioni a sua disposizione. Nel giro di venti minuti poi, accade l’incredibile: cinque calciatori sono vittima di infortuni (assolutamente discutibili) ed abbandonano il terreno di gioco, lasciando così i compagni in sei, e costringendo a quel punto il direttore di gara a decretare la fine del match (da regolamento infatti, si devono schierare almeno sette uomini per rendere giocabile una partita di calcio). Intanto, sopra lo stadio passa un aereo con attaccato uno striscione che recita “RISPETTO X NOCERA E GLI ULTRAS”.

Assurdo. E’ l’unico termine che mi viene in mente per commentare questo sgradevole episodio che danneggia ancor di più l’immagine già negativa che possiede il nostro calcio. E’ impensabile che un gruppo di delinquenti, che con il pallone non hanno nulla a che vedere, si possano permettere di decidere se far giocare o meno una partita. Loro più potenti della Lega, delle Istituzioni, dello Stato. Loro al di sopra della legge. Viene quasi da ridere, ma di divertente, non c’è proprio nulla.

Solidarietà invece per i ragazzi della Nocerina, che già prima del fischio d’inizio (avvenuto con più di mezz’ora di ritardo) avevano mostrato le loro perplessità riguardo lo scendere in campo; certo, la farsa dei cinque infortuni è stata uno spettacolo indegno, per gli spettatori presenti allo stadio e per gli avversari che avrebbero voluto vincere in altro modo un così sentito derby. Ma cos’altro avrebbero potuto fare? E’ normale che le parole di un questore non possono rassicurare in nessun modo; quali garanzie può offrire una semplice autorità provinciale di fronte a gruppi organizzati, che erroneamente si definiscono ultras e fanno promesse poco simpatiche se non si sta al loro volere?  Nessuna. E allora via alla commedia. Di pessimo gusto, fra l’alto. E’ opportuno ricordare che i calciatori in questione sono dei professionisti di Lega Pro, e non i milionari strapagati di Serie A che siamo abituati a vedere in televisione. La maggior parte di loro sono ragazzi giovani mandati in prestito dalle grandi squadre della massima categoria al fine di fare esperienza e maturare; gli stipendi che percepiscono sono di poco superiori a quelli di un operaio e spesso accade, che l’accredito non arrivi puntualmente tutti i mesi…

2Resta il fatto che quello accaduto domenica allo Stadio Ariechi non è il primo e non sarà l’ultimo episodio deplorevole nel quale il tifoso assume, senza alcun diritto, il comando della situazione: chi non ricorda i supporter del Genoa interrompere una gara casalinga e costringere i propri giocatori a togliersi la maglia perché giudicati “non degni” di indossarla? Oppure il derby di Roma fermato in comune accordo da tifosi laziali e romanisti per la notizia, poi rivelatasi falsa, dell’uccisione di un bambino fuori dallo stadio? Restando in campionati minori, è di qualche mese fa la triste vicenda che ha visto coinvolto Felice Evacuo, attaccante del Benevento, costretto a scusarsi coi propri tifosi per esser andato sotto la curva della Nocerina (appunto) a salutare i suoi vecchi spettatori.

Quando finirà tutto questo? Ma soprattutto, come sarà possibile? Personalmente sono da sempre contrario a punizioni tipo curva chiusa, squalifica del campo, multe alla società, o punti di penalizzazione; così si danneggia solo il tifoso vero, quello che ama lo sport e la squadra della propria città; per non parlare dei calciatori stessi, che si vedono togliere vittorie dalla classifica pur avendole ottenute meritatamente sul campo, con l’impegno e col sudore.  All’ultras violento, non interessa minimamente se la propria compagine vince o perde, se gioca bene o gioca male; l’unica cosa che conta è creare scompiglio, fare confusione, danneggiare cose e persone. A questo punto però non è più corretto parlare di ultras, bensì di delinquenti, nient’altro. E siccome si tratta di delinquenti, è giusto che le istituzioni si facciano sentire in maniera pesante. Basta usare il fioretto, adesso occorre la sciabola. O meglio ancora, il bisturi. Servono interventi mirati e precisi, basta col fare di tutta un’erba un fascio, punendo tutti ma al tempo stesso non punendo nessuno. Per troppo tempo si è lasciato correre, troppe volte è stato chiuso un occhio. E’ ora che lo Stato prende provvedimenti all’altezza, magari infiltrandosi in questi gruppi di criminalità organizzata: bisogna trovare ed estirpare la mela marcia, buttare tutto il cesto è troppo facile e comunque poco redditizio. Concordo con chi adesso dirà che “lo Stato ha problemi più seri a cui pensare”, ma è importante ricordare che il calcio in Italia è una delle principali risorse di lavoro, con un giro di affari di oltre sei miliardi annui . Quindi è giusto dedicarvi le giuste attenzioni, investire qualcosa in più oggi, per avere un rientro maggiore domani: riportare la gente allo stadio e passare una domenica spensierata può essere addirittura un rimedio alla crisi che stiamo attraversando da anni. Dalla Seria A, alla Lega Pro. Fino ai dilettanti.

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