Lampedusa: un paradiso che può diventare inferno

La Porta dell'Europa

Lampedusa è un’isola siciliana, geograficamente appartenente alla Tunisia, di venti chilometri quadrati; un piccolo lembo di superficie in mezzo al mare, celebre agli occhi del mondo per essere frequentemente teatro di sciagure come quelle del 3 ottobre, quando oltre duecento immigrati clandestini provenienti dal nord Africa hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le rive della parte di terra ferma più a sud d’Europa. Si parla dunque spesso di centri di accoglienza, di Guardia Costiera, del poco interesse mostrato dalla Comunità Europea verso questa grave piaga sociale, tuttavia quasi mai vengono citati coloro che volenti o nolenti sono costretti quotidianamente a convivere con tali atrocità, ovvero i cittadini che abitano sull’isola.

Spiaggia dei ConigliA Lampedusa risiedono circa 6000 persone, la maggior parte di loro sono pescatori o albergatori, tutti fortemente attaccati al proprio territorio; in tanti hanno addirittura tatuata una tartaruga, simbolo dell’isola. Gente che in primis sta soffrendo questo fenomeno, in quanto dal 2011 ad oggi il turismo è crollato del 70%, gli aerei che atterrano sono praticamente dimezzati e tante strutture rimangono interamente vuote… Tutta colpa dell’idea che si è fatto l’italiano medio riguardo a questa magnifica terra: Lampedusa oggi vuol dire solo barconi sovraffollati, centri di accoglienza e di smistamento, cadaveri recuperati in mare e depositati su qualche spiaggia poco frequentata. Niente di più falso. Fortunatamente nel Dicembre 2012 ci ha pensato il celebre portale Trip Advisor a ridare un minimo di credibilità all’ambiente, eleggendo la Spiaggia dei Conigli, la più bella del pianeta. Sì, avete letto bene, il bagnasciuga più attraente del globo non si trova ai Caraibi, fra gli atolli delle Maldive o della Polinesia, bensì in Italia, proprio nelle acque di quell’isola “maledetta” dove dal 1998 ad oggi si stima, siano scomparse oltre duemila persone.

CorpiMa torniamo ai lampedusani: chi più di loro è penalizzato da questo fenomeno? Chi più di loro ha il diritto di detestare quei clandestini che, in cerca di una vita migliore condannano proprio i nati sull’isola ad una peggiore? Ed invece ciò che accade è proprio il contrario! Personalmente ho avuto la fortuna di trascorrervi una bellissima settimana di ferie (allettato appunto dal basso prezzo del costo del viaggio dovuto al calo di turismo) e posso giurare che non ho incontrato una persona, che sia ristoratore, cameriere, commesso, che abbia speso una parola negativa verso gli immigrati. Il problema c’è, è chiaro, ed ogni volta che salta fuori l’argomento, lo sconforto negli occhi dell’individuo col quale si interloquisce è palese, tuttavia la voglia e la di aiutare il prossimo vince sempre sull’istinto di detestarlo. Ho ascoltato numerosi racconti di pescatori che durante le uscite in barca, trovano disperati galleggiare in acque tempestose lottando fra la vita e la morte: salvare una vita umana mi raccontavano, è un’esperienza che ti riempie d’orgoglio e ti cambia la vita. In tanti si danno da fare per migliorare una situazione così grave, mettendo a disposizione i loro piccoli pescherecci, rinunciando al loro tempo libero per fornire assistenza nei centri di accoglienza, portando coperte ed indumenti puliti, servendo un pasto caldo a chi non tocca cibo da giorni. Ed il tutto viene fatto senza nessun secondo fine, se non quello di ridare un sorriso a chi ormai ha perso ogni speranza.

Letta e BarrosoNessuno da quelle parti si permetti di biasimare chi abbandona la propria patria e si imbarca su uno zatterone fatiscente, spinto dalla disperazione e dalla fame (e non certo per il gusto dell’avventura, come qualcuno crede), ma resta il fatto che la gente è stanca, logora; non sopporta più l’idea di veder partire i propri figli in cerca di lavoro nelle grandi città italiane, piuttosto che affiancarli nella gestione della propria attività. Vorrebbe un maggior impegno da parte dell’Stato, che puntualmente arriva, visto che il Governo Italiano investe ogni anno 1,5 miliardi di euro per fronteggiare questa emergenza, tuttavia non è abbastanza. Ecco che allora il dito viene puntato contro la Commissione Europea, accusata di fare orecchie da mercante, ed i fischi durante la visita di Barroso nonostante la promessa di 30 milioni ne sono la prova.

Ma ciò di cui in fondo tutti avrebbero bisogno, sarebbe forse una maggiore tutela da parte dei giornali e delle televisioni, magari una sorta di “pubblicità-risarcimento”. Smetterla con questo sciacallaggio mediatico, ridare un’immagine diversa è il punto cardine per far ripartire quest’isola; magari girare uno spot sulle bellezze che il territorio offre, senza ovviamente tralasciare la piaga immigrazione: sovrapporre le immagini delle spiagge bianche e del mare azzurro con quelle dei centri di accoglienza e far capire a chi guarda, che questa convivenza è possibile, e che chiunque può trascorrervi una vacanza piacevole. Un messaggio semplice e diretto su cosa è veramente Lampedusa, un paradiso abitato da angeli, che accolgono vittime provenienti dall’inferno.

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