La Grande Bellezza: Il capolavoro criticato dai Social

1Domenica 2 Marzo 2014: quindici anni dopo la storica passeggiata di Roberto Benigni sui seggiolini del Dolby Theatre per ritirare quello stesso premio per “La vita è bella”, l’Italia torna alla ribalta del cinema che conta con “ La Grande Bellezza ”. Pellicola sicuramente diversa e più particolare quella di Sorrentino, rispetto a quelle che siamo abituati a vedere nel Belpaese, caratterizzata da immagini impegnative ed una trama non sempre lineare. Tuttavia Mediaset, forte dei diritti acquisiti attraverso la casa di produzione Medusa, decide di trasmettere il film in chiaro su Canale 5 il giorno seguente, senza aspettare il solito giro di riedizione al cinema, Pay Tv, ed uscita nei vari formati dvd. Come era lecito aspettarsi, è record di ascolti, con quasi 9 milioni di persone (share del 36%) incollati davanti allo schermo per seguire le gesta di Jep Gambardella. 2Inevitabile quindi, data la complessità dell’opera di Sorrentino, che almeno per una sera, la stragrande maggioranza dei telespettatori, armati di smartphone e tablet, abbia vestito i panni del critico cinematografico, esponendo in tutte le salse, ogni sorta di commento, spesso ahimè negativo, sui vari Social Network. Dati alla mano, solo su Twitter sono stati circa 70.000 gli hashtag relativi a #LaGrandeBellezza, dove si va da “Non vi piace il film? Vi meritate solo i cine-panettoni”, a “Il nostro è un Paese senza futuro. Continuiamo a guardare il Grande Fratello e Uomini e Donne”, passando per “Sorrentino come rimedio all’insonnia, più efficace di qualunque farmaco”, finendo addirittura con “La corazzata Potemkin a confronto è una passeggiata”. Un messaggio di una fashion blogger in particolare ha catturato la mia attenzione e fatto sorridere al tempo stesso, perché forse, è l’esatto riassunto dell’intera rassegna virtuale; il tweet recitava: “Ho capito che non ho un cervello abbastanza fine per comprendere questo film”.

Apro una piccola parentesi dicendo che trovo strano il fatto che così tanta gente sia venuta a conoscenza di questo lungometraggio solo a seguito della vittoria agli Accademy e che in pochissimi siano andati a vederlo mesi fa al cinema; tuttavia capisco anche che, dati i costi elevati del botteghino, spesso si preferisce la proiezione di qualche colossal americano o di una commedia romantica alla più ricercata pellicola “di nicchia”. O più semplicemente, come afferma la Iena Angelo Duro sul proprio profilo Facebook, “#LaGrandeBellezza è meglio in tv, perché al cinema non avrei potuto cambiare canale”.

3Battute a parte, trovo molto positivo che un così esteso pubblico abbia assistito ad uno spettacolo particolare ed un po’ fuori dagli schemi come il lavoro di Sorrentino; poi, la regia dell’ artista napoletano può piacere o meno, ed io, in tutta onestà non sono fra i suoi più grandi ammiratori, tuttavia reputo assurdi i commenti banali che frequentemente ho letto, figli di una visione superficiale del film. Un prodotto, di qualsiasi genere esso sia, va osservato attentamente a 360° prima di esprimere un giudizio, che sia esso positivo o negativo. Così facendo si rischia di passare da totali ignoranti, oltre che mediocri critici; senza contare il fatto ci perderemo le tante eccezionali sfumature che la pellicola offre, indipendentemente dal livello di gradimento finale. E con questo mi riferisco alle numerose musiche suggestive che vengono proposte, alla fotografia sempre impeccabile (di cui Sorrentino è un maestro), ad alcuni taglienti dialoghi che non ti fanno batter ciglio. Buttare tutto dopo appena uno sguardo è assai reprimente, come lo è l’atteggiarsi a navigato critico cinematografico, disprezzando con presunzione il lavoro di un giovane regista italiano, del quale invece, dovremo essere orgogliosi a prescindere, vista la prestigiosa riconoscenza di cui è stato insignito. E la rete, di post dispregiativi, lunedì sera era stracolma. Inoltre giudico goffi i tanti paragoni fatti con “La Vita è Bella” di Roberto Beninigni: non si possono confrontare due film che trattano argomenti totalmente diversi, usciti a quindici anni di distanza l’uno dall’altro. Proprio non ha senso.

Criticare sì, ma con criterio ed obiettività, soltanto al termine di un’analisi dettagliata. Altrimenti, ha davvero ragione Jep Gambardella, quando dall’alto dei suoi numerosi anni trascorsi al centro di una Roma immersa nella bellezza del passato quanto decaduta nello squallore del presente afferma: “La Grande Bellezza siete voi. Bla. Bla. Bla.”

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