Guida Galattica per i Premi Nobel

nobelEccoci: Siamo nella settimana in cui vengono resi noti i vincitori dei premi Nobel; è impossibile non essere curiosi. Mancano solo pace e economia e siamo al completo. A volte però non si capisce poi tanto bene cosa viene scoperto di preciso da questi cervelloni e quale sia l’utilità delle loro ricerche. Ci sfugge, soprattutto se parliamo di medicina, chimica e fisica, materie non proprio alla portata di tutti.

Partiamo dalla materia più temuta dagli studenti ma anche il Nobel più ambito tra gli scienziati, il Nobel per la Fisica

Nel lontano 1964, Peter Higgs e Francois Englert teorizzarono, contemporaneamente ma ognuno per i fatti propri, la famosa particella di Dio. Per decenni è rimasta una semplice ipotesi: solo l’anno scorso la particella ha smesso di giocare a nascondino e si è palesata. Avete capito bene: l’hanno prima pensata e poi scoperta!

Perchè particella di Dio? nome alquanto insolito per scienziati abituati a considerare Dio come una fantasiosa invenzione. Semplicemente perchè è proprio questa sub-particella, secondo la teoria di Higgs e Englert, ad aver dato vita all’Universo.

Appena un istante dopo il Big Bang, comparve un’immensa distesa di campo (il campo di Higgs), per cui le minuscole particelle che fino a quel momento filavano lisce come l’olio alla velocità della luce, hanno rallentato per via dell’attrito sul campo. Rallentare significa perdere energia, e perdere energia significa convertirla in massa (ce lo ha spiegato un certo Einstein). E così comparve la materia. Oggi questo campo continua ad essere trasmesso dai bosoni di Higgs.

Perché far passare così tanto tempo dalla teoria alla pratica? Bhè, semplice, perché dove lo trovo un acceleratore che mi faccia schizzare via le particelle alla velocità della luce? E allora lo hanno costruito (e noi lo abbiamo pagato): è uno spaventoso mostro che corre sotto Ginevra per 27 chilometri e che si fa chiamare Lhc. Qui si fanno scontrare i protoni ad altissima energia e si analizzano i cocci. E proprio tra i cocci gli scienziati, tra cui tanti italiani, lo hanno scovato.

Cambiamo branchia della Scienza. Avete presente i modellini di molecole costruiti con asticelle e palline colorate che erano la vostra unica certezza riguardo alla chimica? Bene, dimenticateli! Karplus, Levitt e Warshel hanno sviluppato dei modelli multiscala per i sistemi chimici complessi.

 

nobel-chimica-2013

In parole povere, ci hanno messo a disposizione dei programmi a computer che consento di simulare virtualmente una reazione

….Quindi dimenticate pure le provette!

E’ possibile inoltre, osservare ‘al rallentatore’ eventi che avvengono nell’arco di un millisecondo, con un dettaglio impossibile da raggiungere prima: per esempio come la clorofilla assorbe la luce o come un principio attivo si aggancia ad una proteina. I vantaggi per le aziende farmaceutiche quindi sono evidenti. I ricercatori si trovano faccia a faccia con le molecole, e osservarle così bene significa poter sviluppare la target therapy, cura con la quale si vanno a colpire bersagli ben precisi: pensate al tumore e alla possibilità di bombardarlo senza colpire le cellule sane! Meraviglioso…

E forse i vantaggi sono anche per una categoria imprevedibile, gli animalisti, perché tutto ciò evita esperimenti a vuoto e, quindi, riduce il numero di cavie in laboratorio da sacrificare all’altare della scienza.

Il Nobel oltre ad essere un premio sognato da ogni ricercatore, assicura alle scoperte più sensazionali una lunga vita, grazie a profumati premi pecuniari. Così è andata per Rothman, Schekman e Südhof che hanno vinto un bottino da circa 900 mila euro per gli studi sul trasporto cellulare. Ma in pratica, che significa?

Ognuna delle nostre centomila miliardi di cellule è un’incredibile cittadella dove trionfano perfezione ed organizzazione. L’azienda produttrice di grassi e proteine (il reticolo endoplasmatico) spedisce i suoi prodotti ad un centro di raccolta, rielaborazione e smistamento (l’apparato di Golgi) . Qui, una volta assemblati i pezzi in maniera eccezionalmente precisa, li si carica su dei camioncini (vescicole) guidati con estrema diligenza verso l’indirizzo esatto, per esempio verso le mura della città (membrana plasmatica). Qui si scaricano i prodotti e si inviano a cittadelle anche molto lontane.

Questo può sembrare una sciocchezza, ma senza il processo in questione noi non saremmo gli stessi. L’insulina non potrebbe uscire dalle cellule del pancreas e andare nel sangue ad abbassare la glicemia. Muco, pepsinogeno, chimosina e quant’altro non sarebbero riversati nella cavità dello stomaco a degradare gli alimenti. I neurotrasmettitori non sarebbero riversati nello spazio intersinaptico per attivare il neurone successivo (non potremmo muoverci, nè pensare, né avere l’orgasmo!).

ceromonia premio NobelRicapitolando: Schekman ha individuato i geni necessari per il funzionamento del traffico di vescicole. Rothman ha scovato delle proteine che fanno da gancio tra le vescicole e i “cancelli” sulla membrana. E Südhof ha capito che il tempismo perfetto di tale trasporto dipende da un mucchietto di particolari proteine e un pizzico di ioni calcio.

A cosa ci servono queste rivelazioni? Si spera di sviluppare farmaci per curare malattie terribili come schizofrenia, autismo e Alzheimer.

Tutto chiaro?

 

Be Sociable, Share!