Fotografia: tra ricordi e arte

Quand’è che la fotografia diventa arte?
Ci sono quelle foto che ognuno ha nel fondo dell’armadio insieme ad altri ricordi, e che riescono ad emozionare perché, ricordano il momento, generalmente felice, in cui sono nate: giorni-di-pioggiavengono guardate e riguardate, fino a sgualcirsi non perché dicano qualcosa di nuovo, ma proprio perché ricordano qualcosa di passato.
Esiste poi un altro tipo di foto: quelle che, pur non raccontando i ricordi di nessuno in particolare finiscono per appartenere a tutti perché raccontano qualcosa del mondo e, attraverso il mondo, fanno riflettere e conoscere meglio se stessi.
Che si tratti di un reportage di terre esotiche e lontane, o che si tratti invece dell’angolo di una strada percorsa quotidianamente, questo secondo tipo di immagini non si limita a mostrare ciò che riprende, ma svela dettagli, minuzie e particolari che divengono la chiave per una realtà nuova che, non era mai stata notata prima.
Ecco allora la risposta alla  domanda iniziale.

Quand’è che la fotografia diventa arte?

Quando, osservando una foto, questa emoziona non solo chi la ha scatta, ma anche chi la guarda non sapendo nulla del momento, dell’atmosfera e della realtà in cui l’immagine è stata catturata.
Attraverso l’angolazione, le luci, i colori o tramite la post produzione, il fotografo cattura l’attenzione dell’osservatore e gli racconta una storia che va oltre l’immagine e trascende dal qui ed ora rappresentati nell’oggetto, assumendo un valore universale.

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