Femminicidio: Chi Ama non uccide

no al femminicidio

Campagna Amnesty International contro la violenza sulle donne

Daniela, Stefania, Melania, Elda, Gabriella, Sara, Cindy…Un elenco di nomi femminili che sembrerebbe non avere fine. E’ quello delle centinaia di donne cui, negli ultimi tempi, e’ stato strappato per sempre il diritto di sorridere, respirare, vivere.

Erano mogli, mamme, sorelle, amiche, compagne. Erano studentesse, operaie, giornaliste, medici, casalinghe. Erano giovani o meno giovani.

“Erano” e adesso non sono piu’, perche’ brutalmente uccise da chi diceva di amarle. Diverse le modalità in cui ciascuna di loro ha trovato la morte fra le braccia assassine del proprio fidanzato, compagno o marito: a qualcuna è stato fracassato il cranio contro il pavimento; a qualcun’altra sono state inflitte coltellate al petto, alla schiena, al cuore; altre ancora sono state soffocate da mani strette intorno al collo. E poi c’è chi è rimasta ammazzata da colpi di fucile o di martello, chi è stata percossa con una violenza così tremenda da non uscirne viva.

Queste e molte altre ancora le dinamiche dei femminicidi. Stesse e irrimediabilmente tragiche le conseguenze: madri che restano senza figlie, figlie che restano senza madri, sorelle che perdono parte di se stesse. E il rosa che delinea le figure così delicate di queste normalissime donne italiane e straniere si macchia del più nero delitto di cronaca misto al rosso del sangue che ne deriva.

Le vittime di femminicidio da parte di partner o ex partner sono passate da 101 nel 2006 a 127 nel 2010. Ora siamo nel 2013 e le cifre hanno raggiunto livelli inimagginabili: si parla di una morte assurda ogni due giorni. Ecco, appunto, “si parla”.

Molte violenze domestiche non vengono neppure denunciate, nè tantomeno percepite come reato.

Per cui a quelle più eclatanti che riempiono le pagine di cronaca di giornali, radio e tv, dobbiamo aggiungere i soprusi che si consumano silenziosamente, in ogni momento, all’interno di quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro al mondo per ogni essere umano: la propria casa.

E invece esistono mariti che esigono dalle proprie compagne il dovere di obbedienza assoluta, che impongono loro stili di vita totalitari. Quando poi scoprono di non poter esercitare sulle proprie donne il potere assoluto che credono di avere, ecco che pensano di adottare l’unico ed il solo strumento in loro possesso: la violenza. Violenza per farsi rispettare, riverire, ossequiare, glorificare.

E osano parlare d’amore, loro.

Ma l’amore che cos’è? Non è forse quel sentimento di viva affezione verso una persona, che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene? Non è forse rispetto e tolleranza, tenerezza e speranza, complicità e sollievo? Le donne questo lo sanno. Le donne amano anche quando si ritrovano una corda stretta attorno al collo. Gli uomini purtroppo non amano. almeno non tutti. Molti sono completamente rapiti dal proprio egoismo, dalla volontà di fare il proprio solo interesse anche a costo di ferire, danneggiare o addirittura ammazzare quello che considerano unica ed esclusiva proprietà.

 l’Amore, quello vero, in qualunque forma si manifesti, non uccide. Al contrario l’amore nutre, offre, stimola, matura, protegge, difende, culla, accarezza, dona. Quando ferisce e soprattutto ammazza è VIOLENZA, Nient’altro. E che allora si denunci, sempre e comunque, quando un bacio si trasforma in un pugno.

statistiche femminicidio

Rapporto Eures -Ansa sui femminicidi

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