Dl contro femminicidio approvato, ma c’è il trucco

decreto legge femminicidioStupefacente. Vi ricordate il nostro articolo sul femminicidio..Bene a qualcosa è servito! 

È di soli pochi giorni fa la notizia dell’approvazione alla Camera del Dl 93/2013 che contiene le misure necessarie per contrastare il femminicidio. Chi, come me, nutriva poca fiducia nella capacità del Governo di portare avanti i lavori in modo snello ed agile sarà rimasto piacevolmente colpito, suo malgrado, dello scatto felino dei nostri Senatori, i quali, in soli due giorni sono riusciti a licenziare venerdì scorso da Palazzo Madama il suddetto emendamento, convertendolo definitivamente in legge. 

L’impatto mediatico è forte: la notizia dell’azione tempestiva e coraggiosa dei nostri Rappresentanti s’intreccia tristemente con le storie di Stefania e di Anna Maria, le ultime due vittime in ordine cronologico. Non importa cosa facessero o dove vivessero Stefania ed Anna Maria, che molte volte tutte queste informazioni servono solo per riempire il silenzio d’impotenza che tali notizie lasciano. Importa solo che siano state uccise in quanto “femmine”, perché in qualche modo  si sono ribellate a quel ruolo che, nonostante i quarant’anni di battaglie e chiacchiere, la tradizione culturale impone loro. Al di là delle parole. Perché questa è, ahimè, la chiave di lettura di questo dramma: che la violenza maschile sulle donne è considerata un reato, sì, quindi illegale e perseguibile, ma la concezione patriarcale, di cui siamo ancora tutti intrisi, no: Questa retrograda e obsoleta idea fa passare inesorabilmente e contro il buonsenso teorico di tutti gli uomini, la concezione che sia anche “naturale” e, quindi, in qualche modo, legittima. Di fronte all’immagine dei nostri politici affannati per questa corsa all’ultimo tuffo – c’era tempo fino al 14 ottobre, cioè oggi, per poterlo convertire – ci sentiamo tutti un po’ rincuorati e, forse, anche un po’ più fiduciosi sulla possibilità che quella rivoluzione culturale che vedrà la donna libera di scegliere – sì, scegliere – sia veramente in atto.

DL-FEMMINICIDIO

O forse no. Forse troppo presto per esultare, andiamo più a fondo…Undici sono gli articoli che compongono la nuova legge. Cinque quelli che interessano il contrasto al femminicidio. Cinque? Su undici? E già scricchiolano gli entusiasmi. Comunque, prima id lamentarci, vediamo di che si tratta.

Arrivano tre nuove aggravanti, per esempio, per chi consuma l’atto di violenza: quando è perpetrato ai danni di un(a) coniuge od un(a) convivente, anche ex; quando si commettono maltrattamenti, atti persecutori e violenze sessuali nei confronti di donne incinta; quando le violenze si attuano alla presenza di minori. Evidentemente, finora, questi casi non erano considerati particolarmente efferati, mi vien da riflettere all’improvviso. Viene, inoltre, disposto, l’allontanamento immediato da casa e l’arresto obbligatorio di chi viene colto il flagranza di reato – perché prima che succedeva? – ed il controllo dell’allontanato – ma non veniva arrestato? – attraverso i braccialetti elettronici.

Mi tornano in mente Stefania ed Anna Maria e mi domando: fosse stato approvato una settimana prima, questo decreto, si sarebbero potute salvare?   Stramaledettamente no. Eppure è a questo che dovrebbe servire questa nuova legge di cui andiamo tanto fieri.

Cinque su undici, mi balza alla memoria. E gli altri sei? Vediamo. C’è di tutto: misure per la sicurezza dei cantieri – ergo – più militari nel cantiere di Chiomonte; misure di finanziamento per le regioni del Mezzogiorno – con quali soldi?- poi, aumento delle pene per le frodi informatiche e, pare, anche, per chi ruba il rame.

Palazzo Chigi - Insediamento del Presidente del Consiglio Enrico LettaVerso il fondo del decreto gli entusiasmi scricchiolanti di cui sopra, si frantumano inesorabilmente, perché incappo in quello che, molto probabilmente, è il vero obiettivo di tutto il decreto: salvare le Province che Monti aveva “tagliato” con il suo Decreto salva-Italia. Vediamo come. L’esecutivo del Professore aveva stabilito il commissariamento dei Consigli Provinciali con scadenza a fine 2012, poi prolungata fino alla fine del 2013, poi, con il dl, appunto, di agosto sul femmincidio fino a giugno 2014. Ma il Commissariamento nasceva come una misura transitoria, in attesa di una legge che riformasse il settore. Bene. In questo slancio finale di questi ultimi giorni, quell’articolo contenuto nel decreto legislativo originario che prolungava questo commissariamento temporaneo, viene magicamente soppresso. Che significa in soldoni? Che le Regioni sono commissariate fino a fine anno e che se non arriverà – e non arriverà – la legge in questione, dal 1° gennaio potranno essere rivotati i consigli Regionali senza attuare nessuna riforma.

Letta twitta serio, compito ed orgoglioso sulla necessità di questo decreto contro il femminicidio. Io riassumo in modo un po’ grezzo: chi viene colto sul fatto o con il coltello in mano poco prima di vibrare il colpo mortale a sua moglie, o poco prima di stuprare la propria compagna col pancione, o poco prima di menare la mamma dei propri figli davanti agli stessi, andrà immediatamente in galera forse,braccialetto-elettronico2 o forse più probabile finirà col braccialetto elettronico – e già la vacuità di questa misura, meriterebbero un articolo a parte – al piede; ed i cantieri della Tav presidiati dall’esercito; e le Province, con tutte le zecche succhia-sangue di cui sono composte,tutte salve.

 

Tutto in nome di Stefania ed Anna Maria. E di tutte quelle che sono state e saranno. E di una rivoluzione culturale che, finché se ne parla e basta e si strumentalizza, di rivoluzionario ha ben poco.

 

 

 

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