Afterhours live: la tempesta è in arrivo!

afterhours-musica-alternativeUltima data del Club Tour degli Afterhours. Vicino casa, non potevo mancare! Certo ero stato anche al Viper, un messetto prima, ma la voglia di sentirli è sempre tanta. Un amore sbocciato nella piena, quasi avanzata, adolescenza ma molto intenso, quasi maniacale (giudicate voi se ascoltare, solo loro, per circa un anno, ininterrottamente sia una mania).
Ammetto, fui il primo a giudicarli finiti,almeno cos’ come li conoscevo, quando Gabrielli lasciò il gruppo, per dedicarsi al suo progetto, i Calibro 35. Non era un membro storico, anzi. Però quando andaì alla tappa del Milanesi ammazzano il sabato tour , sempre al Viper, confessai a me stesso che quella era la formazione perfetta e il sound del tastierista, sassofonista, vibrafonista, xilofonista, del suo flauto traverso completavano la ricetta della mia #BandPerfetta.

Il ritorno di Irondo però mi spingeva a nutrire di nuovo speranze. E non mi sbagliavo.Il Sonar è un posto quanto meno inaspettato per chiuder un tour nazionale, ma la gente è tanta, il calore pure e le porte della sala esterna per fumatori, per nostra fortuna, sono aperte dal pomeriggio!afterhours-album-padania-afterhours-berlino

Non mi va di fare la telecronaca del concerto, perchè non serve. molti mi capiranno,non c’è racconto che valga. Facciamola finita con questi iphone e compagnia bella, alzati sull teste per fare foto e video senza senso. Ma godetivi il cazzo di concerto, lì, in quel momento, nel qui e ora che è l’essenza del Live, dimensione ultima e più emozionale della Musica. scusate la franchezza, ma non ci avete capito un cazzo! Mi scuso con chi si è sentito offeso dalle numerose constatazioni d’idiozia che vi ho lanciato, ma sono dell’idea che la smartphonite sia la piaga sociale più pericolosa della società odierna. Io ve li sequestrerei all’entrata, se avessi un locale e prima o poi ce l’avrò; vi ho avvertito!

Il concerto parte, come al Viper, con Veleno, pezzo che scuote di brutto il locale, forse piazzato ad inizio concerto propio per dire “ehi siamo entrati, il concerto è iniziato!”. Mi è piaciuta l’alternanza, più o meno rispettata, tra pezzi del nuovo album e pezzi storici: Varanasy baby, Costruire per distruggere, Ci sarà una bella luce un inaspettata Elymania, che mi ha personalmente commoso, non avendola mai sentita live.

Ovviamente con due ore di concerto a quei ritmi, senza sosta, e solo 4 rientri, uno in meno di firenze, le canzoni presentate sono tante; ne cito solo alcune da intenditori o maniaci: Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo, la sinfonia dei topi, bungee Jumping, 1.9.9.6 ,dedicata a Papa “Ciccio”, e Sottile linea bianca. Non manca la sorpresa si questo tour, la “mia”  Musicista contabile, che non mi facevano MAI; capolavoro massimo della dissonanza trasformata in armonia perfetta. Nella dimensione live, capisci che il nuovo album presenta testi di pura poesia, dove Agnelli dimostra di non aver perso la lucida sensibilità del realista. La fine della società italiana, lo porta a riavvicinarsi allla sua padania, La terra promessa si scioglie di colpo lo dimostra forse più  della title-track e la mia preferita Nostro anche se ci fa male. Su questo pezzo capisco che i miei Afterhours sono li, non sono mai finiti, e sono più belli che mai. afterhours_padania_2013

Non mancano momenti molto Afterhours, soprattutto verso la fine , quando si è tutti più stanchi: alla terza pausa e alla quinta volta che urlo “Strategie” (chi non l’ha fatto? E io sono uno dei pochi fortunati che l’ha sentita live), il gruppo rientra dopo pochi secondi. Strano. I fonici ufficiali della band entrano sul palco, non per essere presentati ma per suonare, uno il basso l’altro la chitarra, suonano piuttosto bene, “li abbiamo tenuti nascosti dietro il mixer perchè sono molto più bravi di noi” – rivela Agnelli. Anche Il mitico Dell’Era ha una sorpresa: entra con un maglia della fiorentina: Agnelli fa notare che “siamo in provincia di Siena, sono tutti senesi” scatenando la reazione del pubblico Valdelsano: “di Siena ci sarai te”, “oh..fiorentina” etc.

Insomma una performance potente, frenetica, toccante anche simpatica, per un finale di Tour incredibile. Un manuel per niente ombroso, che ovviamente, si lamenta fin dall’inizio dell’uscita del suono che ha la sua chitarra e della rottura di un pedale (“voi ridete ma questo pedale costa, e se lo devo ricomprare mi sentirete piangere”); insomma un Manuel in gran forma, una band ringiovanita.

 

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